Presto vi rendete conto che non avete via d'uscita.
In un attimo è di nuovo notte. Nessuno è venuto a cercarvi, questo è vero, probabilmente la minaccia del detective è caduta nel fiume insieme a lui. Ma non verrà nemmeno nessuno della K., né qualcun altro - il capanno sembra abbandonato da tempo dai pescatori e in ogni caso nessuno passerà nei dintorni fino al prossimo weekend… già, proprio quello decisivo, se solo voi poteste portare la chiavetta al bunker.
La sopravvivenza ora è l'unica cosa che vi tieni occupati insieme alla ricerca sempre più disperata di una via di fuga, tentata in ogni angolo e modo – per quanto vi è possibile. Centellinate le poche barrette e le bottigliette d'acqua che avete a disposizione, trovate nelle giacche e nel capanno. Attraverso la feritoia vi passate questi preziosi elementi e, ancora più importante, vi date coraggio con lo sguardo e con le mani che si intrecciano ogni volta.
È forse il terzo giorno di prigionia, hai tentato inutilmente di aprire un varco attraverso la cappa della stufa smontandone ogni pezzo, forzandoti a stare in piedi sul ginocchio dolorante. Ora stendi la tua giacca a terra, lasciandoti cadere in preda alla stanchezza e ai brividi di freddo. Cerchi Linda e trovi la sua mano, anche lei si è coricata dall'altra parte della lamiera. Ti accorgi con dolore che dal suo viso è sparita, per la prima volta, ogni traccia di ottimismo. D'improvviso realizzi che non ne uscirete mai più e un nodo ti opprime la gola.
"Io volevo aiutarvi. Non volevo finisse così" riesci a pronunciare prima che la voce si rompa nel pianto. Linda stringe più forte la tua mano, cerca di consolarti e di riprendere coraggio, ricacciando le lacrime che la stavano contagiando: "No, non dire così".
Il dolore che ti avvolge l'anima però è più pungente del suo, perché sai che la colpa di tutto questo è tua. E infine confessi il tuo peccato originale, lo sbaglio di esserti mostrato ai tuoi genitori. Ora sei convinto che tutto sia partito da lì e ricordi poi il primo incontro con quello strano personaggio che, a ben pensarci, ti aveva insospettito… il detective.
Linda passa sopra il suo ruolo e la collera che dovrebbe provare e si sporge verso di te, cerca di prenderti il viso tra le mani, piangendo silenziosa.
"Ho fallito e ci ho condotti a questo!" insisti fra lacrime di rabbia e disperazione.
E come un nulla senza possibilità, come la morte del nulla dopo che il sole si è spento, come un eterno silenzio senza futuro e senza speranza, risuona dentro di noi il nero.
(W. Kandinsky, Lo spirituale nell'arte)
Credi che sia tutto finito? Già, probabilmente hai ragione.
Ma vuoi davvero arrenderti così? Sei sicuro sicuro sicuro che non ci sia nessuna possibilità di salvarvi? Non sarà il senso di colpa che ti taglia le gambe ed i pensieri?
Forse puoi cercare meglio e trovare in te le risorse per affrontare la situazione e uscire di qui.
Quanti punti di abilità psicofisica hai accumulato dall'inizio di questa storia?
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