"Saliamo per questo condotto di aerazione" è l'indicazione che, finalmente, ti dà Max quando giungete alla fine del tunnel. Lo segui lungo una serie di pioli di metallo; dopo qualche metro il passaggio raggiunge il livello della superficie e diventa un cunicolo orizzontale nel quale sgattaiolate fino ad arrivare, finalmente, alla griglia che dà sull'esterno.
Vi ritrovate in mezzo all'erba e al fango che circondano il perimetro dell'hangar, con la boscaglia che si stende davanti a voi. Max sembra sapere esattamente dove andare per cui lo segui senza batter ciglio. Vi fate strada tra le sterpaglie e gli alberi; il buio è appena scalfito dalla luna e gli elementi che vi circondano sono inquietanti ombre, attraversate ogni tanto dal verso di qualche uccello notturno. Ma presto raggiungete la civiltà: un capannone industriale e la strada sterrata che gli passa a fianco. Un centinaio di metri più avanti intravedi la sagoma di un'auto ferma. E' il taximatic, il fido taximatic che di lì a poco vi porterà a casa.

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