Conosci per sentito dire l'esistenza di questi locali, nati a buon mercato in questi anfratti della città.
Non sono certo i bar più frequentati il sabato sera perciò non ti stupisci di trovarci solo qualche adolescente squattrinato. Di solito la gente preferisce stare in alto e godersi il panorama della metropoli, bar e ristoranti alla moda sono tutti agli ultimi piani di palazzi e grattacieli. Per quanto la città sia tenuta pulita, l'idea di stare a livello del fiume mette sempre un po' paura di topi e altre simpatiche bestiole… Insomma, eccoti a malincuore dentro uno di quei bar sgalfi che mai avresti sognato di frequentare.
L'ambiente è proprio come ci si aspetterebbe: piccolo, poco curato, con buona parte dello spazio dedicato ad un tavolo da biliardo e ad una serie di schermi interattivi da videogioco. Ci sono pure quei cosi da mettere nell'acqua, che i baretti di questo tipo regalano per attirare un po' di gente di bocca buona… sì, quei cosi che buttandoli nell'acqua del fiume reagiscono facendo fuochi d'artificio, ora non ti viene il nome. Cose che possono piacere giusto ai ragazzini. Ma d'estate semmai, ora non è proprio la stagione per stare qua… a prendersi l'aria gelida del fiume.
Vi avvicinate al bancone. Linda saluta il barista, un uomo sui 40-50 anni, ti presenta e poi si avvicina al tuo orecchio per sussurrarti qualcosa. Non ti è facile concentrarti su ciò che dice – è piuttosto la sensazione di quel contatto improvviso a fare breccia nel tuo cervello – ma riesci a cogliere il messaggio: devi mostrare – con discrezione - il tatuaggio. È chiaro che anche il barista è della K. così come la sua aiutante, una donna appena più giovane di lui. Dopo questa conferma di rito potete proseguire il discorso, che però si sofferma a qualche chiacchiera superficiale. Non riesci a capire dove si voglia andare a parare nè come la musica e i musicisti possano collocarsi in questo squallido bar di banchina.
D'un tratto una mano ti piomba sulla collottola facendoti sobbalzare di spavento.
"EHI, CIAO!"
Voltandoti di scatto visualizzi l'autore di questo 'simpatico' saluto: un uomo sulla quarantina, una faccia che ti sembra di aver già visto ma non ricordi dove. Hai ancora il cuore in gola e cerchi a fatica di recuperare lucidità, fissi quel volto con aria interrogativa e continui a non focalizzare chi sia.
Anche lui, ritto nel suo cappotto beige e con la mano ancora appoggiata alla tua spalla, è passato dal sorriso gioviale ad un'espressione perplessa; ti fissa per qualche secondo e poi conclude biascicando: "No… scusa… ti ho scambiato per un altro".
"Fa niente" rispondi tu – anche se la botta 'amichevole' te la senti ancora adesso. Altri sei occhi sono puntati su di lui a scrutarlo. "Sembravi un mio amico che mi ha dato appuntamento qua…" ribadisce l'uomo solcando l'aria con dei gesti vaghi, l'ultimo dei quali può essere interpretato come un saluto prima di allontanarsi dal bancone.
"Lo conosci forse?" ti chiede Linda un po' sconcertata.
"Ma no, assolutamente".
"E tu ne sai qualcosa?" chiede al barista.
"No, non l'ho mai visto qui. Mi sembra un po' bevuto, comunque".
"E anche un po' troppo maturo e benvestito per essere nostro cliente" aggiunge la sua collega.
"Tenetelo d'occhio" si raccomanda Linda.
L'uomo in ogni caso ha ordinato una birra e si è seduto ad un tavolino, siete fuori dalla sua vista e, pare, dalla sua attenzione. Tornate ai vostri discorsi e di lì a poco Linda ti bisbiglia qualcosa all'orecchio: "Ora stai attento". Segue uno strano scambio di gesti: lei indica la porta delle toilettes e il barista risponde battendo sul bancone due volte il pugno destro e poi quattro volte il sinistro. Lei ti lancia uno sguardo d'intesa come ad essere sicuro che tu abbia capito, poi ti fa cenno di seguirla verso il bagno. Incrociate un ragazzo che sta uscendo, poi vi trovate in un piccolo vano su cui si affacciano tre porte di altrettanti gabinetti. "Allora intesi, dopo che sono entrata fai come me" bisbiglia Linda al tuo orecchio prima di avvicinarsi alla porta più defilata, su cui campeggia la rudimentale scritta 'GUASTO'.
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