È l'ennesimo giorno di prigionia, stendi la tua giacca a terra lasciandoti cadere in preda all'inedia e ai brividi di freddo. Cerchi Linda e trovi la sua mano, anche lei si è seduta dall'altra parte della grata.
Ti accorgi con dolore che dal suo viso è sparita, per la prima volta, ogni traccia di ottimismo.
D'improvviso realizzi che non ne uscirete mai più e un nodo ti opprime la gola.
"Io volevo aiutarvi. Non volevo finisse così" riesci a pronunciare prima che la voce si rompa nel pianto. Linda stringe più forte la tua mano, cerca di consolarti e di riprendere coraggio, ricacciando le lacrime che la stavano contagiando: "No, non dire così".
Il dolore che ti avvolge l'anima però è più pungente del suo, perché sai che la colpa di tutto questo è tua. E infine confessi il tuo peccato originale, lo sbaglio di esserti mostrato ai tuoi genitori. Ora sei convinto che tutto sia partito da lì e ricordi poi il primo incontro con quello strano personaggio che, a ben pensarci, ti aveva insospettito… il detective.
Linda passa sopra il suo ruolo e la collera che dovrebbe provare e si sporge verso di te, cerca di prenderti il viso tra le mani, piangendo silenziosa.
"Ho fallito e ci ho portati a questo!" insisti fra lacrime di rabbia e disperazione.
E come un nulla senza possibilità, come la morte del nulla dopo che il sole si è spento, come un eterno silenzio senza futuro e senza speranza, risuona dentro di noi il nero.
(W. Kandinsky, Lo spirituale nell'arte)
Credi che sia tutto finito? Già, probabilmente hai ragione.
Ma vuoi davvero arrenderti così? Sei sicuro sicuro sicuro che non ci sia nessuna possibilità di salvarvi? Non sarà il senso di colpa che ti taglia le gambe ed i pensieri?
Forse puoi cercare meglio e trovare in te le risorse per affrontare la situazione e uscire di qui.
Quanti punti di abilità psicofisica hai accumulato dall'inizio di questa storia?
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