Ora sei decisamente più sciolto nei movimenti. Gli oggetti della sala cominciano a spostarsi per la potenza dell'acqua e vengono nella tua direzione, ma riesci a schivarli e presto ti ritrovi in una zona scoperta. Ormai sei costretto a stare in piedi e muoverti a bracciate, non avendo appoggi per contrastare la corrente. Da qualche parte qui sotto deve cominciare la pedana del palco, intravedi la sagoma del pianoforte; dunque il portellone è vicino. La debole luce che ti consente di orientarti deve provenire proprio da lì. Ecco infatti un cerchio luminoso stagliarsi sulla tua destra. Ti butti a nuoto fin lì e ne afferri il bordo, dandoti lo slancio per proseguire nel fiume.
Sei appena riuscito a sporgerti all'aperto quando un colpo dal basso ti trafigge il ventre. Subito non capisci cosa sia successo, è come se l'acqua attutisse le tue sensazioni. Ma poi ti senti mancare, affondi e ti perdi nelle profondità senza più direzione del fiume. Hai fallito su tutta la linea.
E come un nulla senza possibilità, come la morte del nulla dopo che il sole si è spento, come un eterno silenzio senza futuro e senza speranza, risuona dentro di noi il nero.
(W. Kandinsky, Lo spirituale nell'arte)