La prima impressione è quella di essere in un magazzino come tanti altri. Un largo corridoio centrale, innumerevoli scaffali e tanti spazi più stretti trasversali. Scatole su scatole, ordinatissime, che sembrano contenere materiale cartaceo. Libri, tantissimi libri, come non ne hai mai visti tutti insieme. Man mano che prosegui a camminare il paesaggio degli scaffali cambia, mostrandoti oggetti di tipo diverso. Ora, quasi senza rendertene conto, sei stato guidato all'interno di un enorme salone successivo, dove le scaffalature si amplificano e ospitano al loro interno quelli che ti sembrano disegni incorniciati, quadri, come ne hai visti fotografati durante la tua ricerca su Kandinsky. Sono ammassati uno accanto all'altro su più piani, avvolti in carta o plastica trasparente… alcuni però ti mostrano la faccia, facendoti intendere che tutti i loro compagni impacchettati sono simili a loro. Rallenti ma non ti fermi, Guido sa che non avete molto tempo e ti sta spiegando velocemente cosa contiene quest'area… ma tu non ascolti del tutto, hai un ronzio in testa e nemmeno i tuoi passi riesci a sentire, ti sembra di avanzare galleggiando in quest'oceano di meraviglie. Perché ora siete giunti in un'altra sala ancora e qui si affastellano letteralmente una miriade di oggetti - opere come dicono – dall'aspetto strabiliante. Riproduzioni di persone e animali, in pietra e metallo, corrosi in parte come sopravvissuti di epoche lontanissime… e complicate elaborazioni in ferro e in legno, croci, pannelli dipinti, figure umane trasfigurate da una conturbante patina d'oro… Ogni dove ti giri un volto richiama la tua attenzione, uno scintillio cattura i tuoi occhi, un colore ti commuove, l'imponenza di una forma improvvisa ti incute terrore… è la moltiplicazione infinita delle emozioni provate nel tuo primo contatto con l'arte a M., infinita come gli elementi e le sale di questo immenso sotterraneo.

La bocca asciutta, non hai ancora detto una parola. Il Topo deve rendersi conto che è il momento di riportarti indietro, ma il suo tocco leggero sulla spalla ti fa barcollare. Ti porti una mano alla testa che ha preso a girarti follemente. Chiudi gli occhi e le immagini ti perseguitano, meraviglia e spavento insieme. Guido ti sostiene e ti conduce lentamente sulla strada del ritorno, aggiungendo parole di conforto: "Non volevo farti star male, cavolo! Ma ora ti puoi rendere conto anche tu che cercare quelle musiche qui dentro è come trovare un ago in un pagliaio. Oggettivamente, è molto meglio aver chiesto aiuto alla signora Carola e andare dritto a chi ci ha consigliato lei".
Cullato dalla sua voce ti ritrovi quasi per magia nella sala operativa del bunker, dove ti butti a sedere sulla poltrona dell'iniziazione. La testa ha smesso di girarti, ma ti chiedi se sei davvero pronto per far fronte a ciò che potrai scoprire lavorando per la K. Stringi il braccio all'altezza del tatuaggio, pensi a tuo nonno… è solo questione di abitudine. Ce la puoi fare. Quello che hai visto là dentro è un concentrato di tutta l'arte che ancora esiste, che dovrà essere riportata al giusto posto nella società, poco per volta. Poco per volta, come i respiri profondi che stai facendo per tornare a ragionare. Un giorno, tra non molto, tutti potranno assaporare il palpito che solo l'arte può trasmettere, senza per questo morire d'emozione.

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