Melissa non è di molte parole, non lo è stata per tutto il viaggio, ma qui anche tu hai l'impressione di dover fare silenzio per non disturbare la vita del bosco – e soprattutto per cogliere ogni rumore che vi possa far sospettare un cedimento del terreno. Non esiste un sentiero, anche se Melissa ti ha fatto notare alcuni residui di tracciati che probabilmente erano usati all'epoca della miniera.
La vegetazione ha invaso anche quelli e dovete farvi strada con l'aiuto di un falcetto, maneggiato con abilità dalla tua compagna. In lei rivedi lo stesso senso pratico di Linda, forse persino più accentuato – anche nei movimenti, decisi e scattanti. Nella tuta sportiva che indossa Melissa appare forte, addirittura mascolina; il suo lato più femminile è ben nascosto, come la cascata di capelli ricci racchiusa nel berretto.
Siete saliti di quota, superando i resti di due antiche borgate di pietra fagocitate dal bosco.
Non potete vedere le dimensioni della valle ma l'impressione è che si stia restringendo parecchio: il sole non filtra più come prima, segno che il versante opposto vi fa ombra.
D'un tratto Melissa compie un movimento scomposto, alzi lo sguardo e la vedi appesa ad un ramo.
"Tutto bene?" gridi correndo da lei.
Con un balzo si è già riportata a terra e ti fa segno di star fermo: "Attenzione, c'è una buca!"
Osservi anche tu quel punto del terreno, mentre lei prosegue: "Non c'entra con la miniera. E non è neanche la tana di un animale. È quest'albero che ha scavato con le radici… qui sotto deve esserci dell'acqua, le mie orecchie non m'ingannavano!"
Ora che ci fai caso senti anche tu lo scorrere di un ruscello. Continuate cautamente la vostra salita, ma qualche metro più avanti dovete fermarvi: finiti gli alberi, sotto di voi si apre uno strapiombo e sul suo fondo si snoda il torrentello che avevate udito.
"Maledizione!" esclama Melissa. Il suo orologio GPS indica che il monastero è dritto davanti a voi.

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