3.84

 


Voglio vederti danzare
come le zingare del deserto
con candelabri in testa
o come le balinesi nei giorni di festa.
Voglio vederti danzare
come i Dervisches Tourners
che girano sulle spine dorsali
o al suono di cavigliere del Katakali.
E gira tutt'intorno la stanza mentre si danza, danza…

(Franco Battiato - versione remix e non)

…e gira tutta la stanza mentre si danza, danza… e Guido e Luca muovono la bocca insieme alla tua a ripetere il ritornello della canzone e ti trascinano con loro saltando al suo ritmo ossessivo. Tu segui i loro movimenti, ancora un po' impacciato ma sempre più arrendevole alla forza della musica.
Chi dovesse vedervi ora penserebbe a tre pazzi che saltano nel bel mezzo di un salotto agitando le braccia e facendo strane smorfie con la bocca. Perché ovviamente tutto deve avvenire nel massimo silenzio: auricolari per tutti e guai a cantare per davvero. Ma come, come si può fare a non far trapelare cosa si sente – in tutti i sensi? Come si può fuori di qui, se nemmeno è concesso lasciarsi andare a questa liberazione che è la danza?
Cosa sia la danza l'avevi già intuito leggendo Kandinsky, ma lo stai comprendendo appieno solo ora che Linda ha consegnato al Topo questa canzone per te, perché ti introducesse a ciò che vedrai in discoteca. "Credimi, uno che non ci è mai stato rischia di sentirsi male" ti ha confermato lui. "Questo brano ti preparerà a scatenarti… o perlomeno a vedere gli altri scatenati. E poi Linda ha scelto bene: la canzone stessa è un inno alla danza. Ti ha messo anche la versione originale, sentirai". Ed è proprio dalla prima versione che hai cominciato l'ascolto, tanto per fare le cose graduali. Poi hai lasciato che i tuoi amici ti trascinassero nel vortice del ballo più tumultuoso, quello che a quanto pare ti circonderà nella discoteca. Subito ti sono sembrati ridicoli, ma poi hai cominciato a provare anche tu in solitudine… lasciarti andare completamente a quel richiamo che già sentivi e che ti faceva tenere il tempo con un piede, con una mano, con la testa… no, non è poi così male. Non è per niente male. E senti che può essere di più, che (il corpo) può diventare arte.

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