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Cerchi di farti strada tra il fumo, i lembi del controsoffitto che si sfaldano carbonizzati volteggiando nell'aria, la gente che spintona. Non sai nemmeno tu dove stai andando, tossisci e ti bruciano forte gli occhi. Urti col piede il bordo del primo gradino, scivoli e ti ci aggrappi: sopra di te non vedi fiamme, forse è un punto di uscita! Arranchi per risalire i due scalini ma quando sei quasi arrivato ti piomba addosso un corpo a peso morto. Sei schiacciato sul primo gradone con questo ragazzo addosso, gli vedi il volto tagliuzzato e sanguinante, una scheggia di vetro piantata nel fianco.
Non puoi nemmeno aiutarlo, non riesci a muovere nemmeno un braccio. Con tutte le tue forze fai leva col bacino per spingerlo giù nella pista, e ci riesci. Ma appena ti sporgi per risalire sul perimetro dell'hangar un piede in corsa ti calcia violentemente la faccia.
Scivoli a terra in preda ad una fitta lancinante, col sangue che ti cola dal naso e probabilmente la mandibola rotta. Gli occhi ti lacrimano per il fumo e il dolore, sei sul punto di perdere i sensi… non riesci a reagire quando ti cade addosso una ragazza urlante coi capelli e i vestiti infuocati, che ti lega a sè nella sua triste sorte.

E come un nulla senza possibilità, come la morte del nulla dopo che il sole si è spento, come un eterno silenzio senza futuro e senza speranza, risuona dentro di noi il nero.
(W. Kandinsky, Lo spirituale nell'arte)