Il condotto raggiunge il livello della superficie e diventa un cunicolo orizzontale nel quale sgattaiolate fino ad arrivare, finalmente, alla griglia che dà sull'esterno. Vi ritrovate in mezzo all'erba e al fango che circondano il perimetro dell'hangar, con la boscaglia che si stende davanti a voi.
"Ascolta, il cellulare dell'O.P…." dice Linda.
"Lo so, dobbiamo metterlo fuori uso".
"Sì, ma c'è un'altra cosa. Lui lo stava utilizzando per controllare la tua posizione".
"Come?!"
"Ti ha messo un controller da qualche parte, un'antennina sottopelle… guarda qua" ti fa lei mostrandoti il cellulare. Da quello che puoi capire c'è proprio un segnale che indica la tua posizione, solo che in questo momento è praticamente sovrapposto al segnale dell'O.P. "Questa sigla, A.S., mi fa preoccupare: significa che il controller è anche uno scanner. Sta prelevando il tuo DNA, o forse l'ha già fatto. Se i dati vengono trasmessi anche alla centrale dell'Ordine Pubblico siamo proprio nei guai".
"Sul serio?" Non riesci a credere che l'O.P. utilizzi dei metodi simili. Un brivido ti percorre le vene al pensiero di avere nel corpo qualcosa di tanto subdolo e potente.
"Ora andiamo" prosegue Linda "qui vicino passa il fiume, possiamo buttarci il cell dell'O.P.; intanto tu cerca di pensare a dove può avertelo messo. E quando. Mi è sembrato che lo riconoscessi, quell'uomo".
"Sì, l'ho incontrato oggi al centro commerciale. Com'è fatto questo controller?" chiedi incamminandoti anche tu tra le sterpaglie. Comincia a venirti qualche sospetto su come possa averti messo quel coso…

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