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"Ehi, guarda là!" ti fa segno Linda. Sollevi lo sguardo dalla vegetazione e ti accorgi anche tu della piccola costruzione che sorge poco più avanti. Dev'essere un capanno di pescatori, in disuso dalla bella stagione o forse anche da più tempo. La porta è chiusa da un lucchetto ma Linda lo fa saltare senza troppa difficoltà: "Qui dentro potrebbe esserci qualcosa che fa al caso nostro!"
Se ti soffermi a pensare a questa nottata e a dove ti sta portando rischi di perdere la ragione. Prima lo scontro con l'O.P., adesso quest'effrazione… ma tutte le tue concezioni si sono ribaltate in queste settimane e davvero non sai più dire cosa sia giusto e cosa sbagliato. Be', il fatto che qualcuno ti abbia messo addosso un'antenna a tua insaputa – e fosse pronto a ucciderti senza motivo - è certamente sbagliato.

I vostri passi risuonano sull'impiantito di legno, quelli di Linda sono già oltre un tavolo in mezzo alla stanza e si fermano davanti ad un armadio di metallo. "Lo immaginavo! Ami da pesca!" esclama.
Non vorrà usare un amo per… eh già, niente di meglio di un amo per la tua 'operazione'. Ha trovato anche una torcia e con quella fa luce nello stanzino polveroso.
"Non dovremmo disinfettarlo, prima?" le chiedi.
"Ho trovato un accendino, userò quello. Stai tranquillo" ti dice porgendoti una sedia.
C'è qualcosa nella sua voce che, ogni volta, ha la capacità di farti sentire che "va tutto bene". Guidato da lei ti sfili la giacca e ti metti a cavalcioni della sedia, appoggiando le braccia conserte sullo schienale. Sotto il tocco di Linda abbassi la testa e lasci che le sue dita ti scorrano sulla nuca. Dapprima è uno sfioramento leggero, troppo, troppo simile ad una carezza; poi si fa più incisivo e si sofferma in un punto preciso. L'estremità del dito compie dei piccoli cerchi insistenti. "Ti dà fastidio qua?" Sì, cominci a sentire una sorta di bruciore misto a prurito… "Credo di averlo trovato. Senti anche tu" e così dicendo ti prende la mano e l'accompagna fin lì. Percepisci un rigonfiamento - dev'essere lo stesso che avevi sentito prima: è tutto vero, il controller è dentro di te!
"Ok, adesso stai fermissimo che io procedo a togliertelo. Appoggia bene la testa e… se senti male morditi il braccio". E' proprio quello che stai già facendo. "Scusa, mi appoggio qua" aggiunge mettendo il ginocchio sulla sedia. Quel contatto ravvicinato ti fa trasalire più ancora del primo, bruciante affondo dell'amo nella pelle. Linda procede in un silenzio denso di concentrazione.
Il calore della torcia, i suoi capelli che ti sfiorano fin sulle guance e tutto il corpo inevitabilmente contro la tua schiena… il dolore aumenta col muoversi dell'uncino, tu trattieni il fiato e non solo per quello. Non hai mai provato un insieme di sensazioni così contrastanti… o forse sì, è strano ma questo momento ti ricorda la prima volta che hai ascoltato la musica. Solo che qui è tutto spostato sul piano fisico. Hai appena avuto questa illuminazione quando Linda esclama: "Fatto!"
Un attimo dopo le sue labbra si posano inaspettate sulla tua nuca. La ferita è un fuoco che lei succhia via, incendiando in quel mentre tutto il resto del tuo corpo. Linda sputa a terra e tu ti giri di scatto incontrando il suo viso a pochi centimetri, la bocca rossa del tuo sangue e gli occhi che si inchiodano ai tuoi. Se è tutto finito perché non vi state muovendo di lì?
Un colpo alla porta e questa domanda diventa improvvisamente cruciale.

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