3.23

 


"Mio padre mi ha parlato spesso di Milton. Erano molto amici, te l'ho già detto? Avevano studiato insieme al liceo, poi avevano continuato anche all'università. Non avevano neanche vent'anni quando hanno dato vita alla K., insieme ad altri ragazzi un po' da tutto il mondo. Qualcuno di loro l'ho conosciuto anch'io, ma tuo nonno no, con quello che è successo… e non avremmo mai saputo niente di lui, poteva anche essere morto giovane; invece ora ci sei tu, la prova vivente che è riuscito a ricostruirsi una vita".
La signora ti sorride con una certa tenerezza, tu ricambi con la tua versione della storia: "Infatti è così, anche se non ho mai saputo molto di mio nonno prima dei quarant'anni. A quell'età si è sposato, con mia nonna ha condotto una vita normale lavorando e crescendo mio padre, poi sono arrivato io… e ho potuto conoscerlo per pochi anni. Ma ne ho sempre conservato un bel ricordo, di entrambi i miei nonni". Incoraggiato dalla signora Carola aggiungi altri dettagli, fino a raccontare del casotto di campagna in cui il nonno aveva terminato l'esistenza.
"E' lì che avete trovato il libro di Kandinsky?" chiede la signora, lo sguardo perso nell'immaginare quel luogo dalla connotazione così speciale.
"Proprio così. Sembra incredibile, vero?"
"Già. Milton senza saperlo aveva in mano la soluzione a ciò che sarebbe successo".

"Cos'altro sa di lui?" torni a chiedere sempre più intrigato.
"Mio padre ne parlava come di una persona speciale, entusiasta e piena di iniziativa. Soprattutto molto leale. Me l'ha sempre portato ad esempio per questo. Ora che ci penso, in tanti momenti della mia vita quando chiedevo consiglio a mio padre, il nome di Milton in qualche modo veniva sempre fuori. Persino quando avevo problemi di cuore…" Carola qui si interrompe con una delle sue buffe risate, sorseggiando un altro po' di te prima di proseguire. Per un attimo hai pensato che la signora sia cardiopatica, ma non appena prosegue capisci cosa intendeva.

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