È assolutamente necessario pensare a come uscire di qua, ma prima di tutto avete bisogno di riposo per riprendere coraggio e forze. La scelta di una figura di coordinamento è stata implicita ed è caduta naturalmente sulla Custode; è lei che si occupa di organizzare gli spazi e la ricerca di ogni cosa utile alla sopravvivenza e alla fuga. In questo senso il congelatore (spento) si è rivelato una fonte preziosa: spremute di frutta, latte e graziosi cubetti di ghiaccio non vi mancheranno.
C'è persino un gabinetto, piazzato in una sorta di sgabuzzino nella parte più bassa del sottoscala.
Il finestrino da cui sei entrato è fatto in uno spesso vetro oscurato perciò non arriva alcun segno del giorno o della notte: non vi è facile mantenere la cognizione del tempo. Nemmeno potete controllare il livello dell'acqua intorno a voi; per quanto ne sapete potrebbe essere arrivata al soffitto e circondarvi su tutti i lati, dato che la stanza è posta tra la scala, il fiume e forse altri vani allagati della banchina.
È proprio qui che si colloca l'intuizione di Linda: vi ha fatto notare che sulla parete opposta alla porta (una porta stagna ed insonorizzata, che sta facendo bene il suo dovere) c'è una strana traccia circolare. Sembra che lì il muro sia stato fatto in un secondo momento e le dimensioni di quel cerchio – suggerisce Linda – sono le stesse dei portelloni esterni. "Quelli sono stati ricavati sfruttando delle grate che esistevano già nei vecchi condotti qui sotto. Non potrebbe essere anche questa una grata? In questo caso murata?"
"Ho capito cosa stai pensando" le fai tu. "Ma se anche fosse, e se riuscissimo a rompere il muro, mettiamo anche a rompere la grata… dall'altra parte non è pieno d'acqua come qua? Se ho capito bene queste strutture sotterranee si assomigliano tutte, quindi il fiume sarà entrato attraverso le griglie…"
"Ma c'è una possibilità che l'acqua possa defluire, almeno lì" fa notare lei.
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