Davanti a te si apre un altro locale, molto più ampio del primo e pieno di gente. Dovresti guardarti intorno per cercare Max, ma il tuo sguardo non riesce a staccarsi dalla scena in fondo alla sala, oltre la distesa di tavolini e sedie tutte girate da quella parte. È da quel punto infatti che proviene l'onda di musica che ti ha assalito non appena hai dischiuso la porta.
Lì, oltre la folla che mormora, s'alza, si siede ed ora ha preso a battere le mani, si stagliano quattro persone ognuna alle prese con un diverso congegno. Riconosci accanto a loro un pianoforte – come quello della signora Carola – mentre osservi affascinato gli altri strumenti, a te sconosciuti. Quello che luccica nelle mani della donna, strofinato da un'asticella, sembra la versione più piccola di ciò che imbraccia quell'uomo seduto. Un terzo ancora ci assomiglia, ma prende vita al solo tocco della mano. Un altro infine pare una scatola mobile piena di pulsanti e tasti simil-pianoforte, animata con abilità dal suo padrone.
Attratto irresistibilmente ti sei avvicinato piano piano, restando nella zona d'ombra accanto alla parete.

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