"L'ho notato anch'io. Oggettivamente, è un'altra prova della tua discendenza da Milton. Non una prova inoppugnabile, ma un'alta probabilità; possiamo ipotizzare che lui abbia influito nella scelta del nome da dare a suo nipote e…"
Questa volta lo interrompi, perché sta ripetendo esattamente il tuo pensiero e tu ne conosci la conclusione: "E' proprio così. I miei mi hanno sempre raccontato che a pochi giorni dalla mia nascita erano ancora indecisi sul nome da darmi, non riuscivano a scegliere tra due altrettanto belli; finché mio nonno ha suggerito quest'altro, che li ha convinti immediatamente".

Non riesci ancora a capacitarti di questa notizia che ti tocca così nel profondo. Il gioco degli incroci e delle memorie architettato da tuo nonno ti lega indissolubilmente a lui, più del cavaliere azzurro inciso nella tua pelle per sempre. Il suo falso nome preso in prestito dall'amico perduto, il suo vero nome affidato a te… come per intuizione che, un giorno, proprio tu avresti ripercorso le sue tracce e portato a compimento il suo ideale. Commosso da questo pensiero, ancora più determinato e compreso nel tuo ruolo, sollevi la cassa di limoni e salutando il Topo – tornato al suo lavoro – ti avvii verso l'uscita, dove il taximatic ti aspetta per portarti al klub.

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