Più che tenersi a braccetto sembrano appoggiarsi uno all'altro nel loro incedere stanco, gli sguardi fissi nel vuoto, invecchiati di vent'anni in un colpo. Un nodo ti stringe la gola, in un lampo la tua mente è attraversata dai rimpianti, dall'amore, dal sangue che ti impone di slanciarti contro il finestrino e chiamarli con tutte le tue forze, battendo i pugni contro il vetro.
Devono sapere!! Devono sapere che sei vivo! Devono sapere chi era il nonno, devono sapere cosa si sono persi per tutta la vita!
Come in una scena al rallentatore il taxi gli scorre accanto e l'immagine riesce a introdursi nei loro sguardi e a farli girare, o forse è il rumore attutito della raffica di colpi o della voce. Fissano straniti quel volto che ad occhi sgranati sta gridando muto dietro il vetro, senza riconoscerlo. Tu ora non te lo ricordi, ma i tuoi tratti sono stati camuffati: l'immagine di te non è quella che pensi di avere. Eppure qualcosa tocca le corde della memoria e del vincolo d'affetto, qualcosa che accende una scintilla nei loro occhi mentre il taximatic già si sta allontanando piano. Senza neppure guardarsi, presi da un'improvvisa e inaspettata energia si slanciano di corsa a raggiungerti chiamando il tuo nome. E lo ripetono, lo ripetono all'infinito picchiando sul taxi e poi sul finestrino, le facce stravolte in un miscuglio di sorpresa, angoscia e speranza, l'esatto specchio della tua.
Per un attimo le vostre mani si sovrappongono attraverso il vetro, poi il taximatic prende velocità uscendo dall'ingorgo e si allontana senza pietà, lasciando i tuoi fermi ed esausti dopo aver corso inutilmente al suo inseguimento. Li vedi farsi piccoli nel lunotto posteriore, reggersi uno con l'altra minuscoli e fragili, e ancora non ti rassegni a ripiombare sul sedile, nemmeno quando il taxi gira a sinistra e spariscono dal tuo campo visivo.
Ma ad un certo punto cedi, ti ricomponi e asciughi le lacrime, senza ancora arrivare – nei tuoi pensieri confusi – a realizzare pienamente la pericolosità di ciò che hai fatto. Peccato che tu abbia smesso di guardarti indietro, perché ora magari noteresti il tuo negozio preferito di caramelle, o lo svolazzare insistente del cappotto di quell'uomo che forse aveva troppa fretta di saltare sul suo monopattino per darsi il tempo di allacciarlo.
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